Io sono nato nel regno della natura selvaggia.
Io sono uno dei figli della natura.
Ho sempre provato riverenza per lei.
Ella sarà la mia gloria. E ovunque
io la scorga, emozioni di piacere si agitano
nel mio petto, levandosi e frangendosi
come le onde dell’oceano sulla spiaggia,
in preghiera e lode per Colui che alle mani
di lei mi ha affidato.
Gorge Copway
(canto della prateria)
Fra gli Artisti contemporanei di rilievo, che maggiormente hanno confermato con il loro impegno, i grandi valori ideali delle Belle Arti, molto ci aggrada soffermarci su Nabil Al-Zein, talento naturale dell’espressione pittorica del nuovo millennio, capace di esorcizzare il linguaggio universale della libertà.
La raffinatissima educazione culturale, il cosmopolitismo dell’anima, l’ancestrale spirito di condivisione con il mondo esterno e soprattutto la continua ed incessante ricerca intellettiva, hanno condotto il Maestro siriano, a percorrere l’itinerario della consapevolezza esistenziale al cospetto con l’infinito.
Sin dai remoti periodi del figurativo ad oggi, Nabil si è sempre misurato con se stesso, in un’audace sfida rivolta alla sintesi estetica, deputata a calibrare ogni esperimento iconografico.
Analizzando i capolavori di più recente datazione, appare comunque evidente un’avvenuta maturazione interiore, assunta attraverso frequentazioni espressive di ampio livello, che hanno coinvolto vasti scenari della conoscenza (storia, filosofia, etica, letteratura, scienze, religioni, folclore).
Discorrendo a viso aperto di Nabil Al-Zein, accenneremo dunque ad un’iperbole cosmica, in cui confluiscono l’antica sapienza orientale, le avanguardie occidentali, i riflussi mitteleuropei e soprattutto un’acuta istanza interiore rivolta a decifrare l’arcano destino dell’uomo, inscritto a caratteri di fuoco nei meandri del tempo.
Perché in ogni traccia cromatica, in ogni rimando simbolistico formale, nella trasparenza metafisica del tratteggio micro/macro/fantastico, si riconosce l’affascinante sinfonia della vita, con Angeli e demoni in eterno conflitto, laddove l’Artista intesse i propri madrigali, laddove sussiste un’appartenenza segreta dedicata alla potenzialità gestuale.
Così ogni assunto, superando la significazione puramente visiva, lascia esplodere equazioni di luci e di ombre, di sussurri e di grida, presagi di vita e di morte, in cui il limite umano si arresta, in attesa di nuovi presagi: magia, preveggenza, tormento ed estasi in un univoco vessillo ancestrale.
La fiaba onirica lancia possibilità esistenziali che ci riconducono alle origini, per riattivare la nostra identità perduta fra il nichilismo della globalizzazione delle menti.
Per l’Artista invitto, rimane un’ultima spiaggia: operare con umiltà ed autorevolezza, alla luce del sole, nella più assoluta onestà intellettuale, in coerenza con il proprio pensiero.
Il futuro potrà concedere il periodo nell’immortalità o decretare l’estrema condanna della cancellazione nel limbo del nulla.
Aldo Albani
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