Critica

  • Nabil Al-Zein coltiva coraggiosamente la scultura, in una contingenza temporale non favorevole a questa ancestrale espressione artistica, dando vita a forme essenziali, primarie, fortemente evocative, talvolta di sapore totemico.
    (Carlo Fabrizio Carli - settembre 2010)
  • In Nabil Al-Zein è lampante l’esigenza di un’espressione che sia totalmente libera da qualunque condizionamento. Il suo percorso di ricerca, poliedrico e sperimentale, è il manifesto della non esclusività delle scelte all’interno di un’infinità di mondi possibili.
    (Roberta D’Intinosante – settembre 2010)
  • Nabil è portato per cultura ad un aniconismo ove i valori simbolici sono grandemente accentuati. In lui la dimensione religiosa, nel mentre viene proposta con il ricorso alla geometria suffragata da transfert cromatici, esalta i valori del dialogo, della fratellanza e della condivisione in un ideale grande abbraccio cosmico.
    (Leo Strozzieri – luglio 2006)
  • L’eclettico Nabil nella sua arte privilegia con chiaro intendimento, mirando il respiro del tempo, proiezioni di un intimo sentire. Le sue odierne elaborazioni si posizionano a scandire una successione di istanti misurati, e, difatti, si colgono nelle sue composizioni nuove combinazioni, insistenti ed armonizzate, franche consapevolezze. L’attuale pittura dell’artista presenta realtà trasparenti e proiettive; alcune sequenze sminuzzano arcobaleni e governano corpi geometrici aggettanti. Le nuove aperture recepiscono, comunque, cromatismi mediterranei, intervallati da tagli pellicolari di luci, ed abilitano a palpitare isole fluttuanti di sapore iperfantastico, diremmo di risuono iperspazialista. Echi vitalissimi e freschi impulsi estroflettono serene molteplicità d’ambientazione per riproporre impronte, ma anche dissidenze. Si leggono ritmi e variazioni di una pittura che vuole intendere il cosmo come campo attrattivo. L’artista vive il piano estetico con passaggi e mediazioni, ma non avverte ostacoli. La presa di coscienza di Nabil misura perlustrazioni, e rifiniture, d’estrazione grafica, sussultano su una rete di appoggi compositivi. Egli rastrella e solleva circonferenze e spaccature, e nelle realizzazioni sciolte intende trattare redazioni, interpolate da variazioni monocromatiche. Certamente, le incognite dell’infinito sembrano confliggere con le temperature dell’artista che vanno dal fabulistico al severo raziocinio. Nelle sue opere si sfiorano isole e geometrismi e nelle pieghe dei ventagli delle soluzioni si staglia una pluralità di versioni. Caratterizzazioni e vibrazioni indicano passaggi. Nelle consegne dei lavori di Nabil domina lo spazio guadagnato e salti e scatti riescono ad intervallare luci ed ombre ed immagini insolite. L’artista, dettaglio su dettaglio, riesce a comporre e a definire vitalità segniche. La sua immaginazione creativa serra adattamenti di incanti e di malie, che risucchiano cadenze visive di un “iter” guidato da una mentalità solida, eppure aperta. Emerge la voglia dell’artista di esprimere scintillanti rifrazioni e squillanti riflessi.
    (Maurizio Vitiello, marzo 2008)
  • Opera di indubbia attrazione, "la gatta", si inserisce nel filone concettuale dove l'espressione artistica si concentra in piccoli dettagli che giocano il ruolo di fatale attrazione-distrazione dall'uniformità dello sfondo monocromatico. Collage di equilibrio e rigore formale in un ermetica quanto esplicita combinazione di segno e inserimenti mirabilmente giustapposti. (giuria “Premio int.le La Pergola Arte piccolo formato 2008 - febbraio 2008)
  • Saggio critico di Aldo Albani:
     

    ARTISTI DEL NOSTRO TEMPO
    NABIL AL ZEIN,
    MAESTRO ANTICO DELLA PITTURA MODERNA


    Torino, gennaio/febbraio 2007
     
     

    Io sono nato nel regno della natura selvaggia.
    Io sono uno dei figli della natura.
    Ho sempre provato riverenza per lei.
    Ella sarà la mia gloria. E ovunque
    io la scorga, emozioni di piacere si agitano
    nel mio petto, levandosi e frangendosi
    come le onde dell’oceano sulla spiaggia,
    in preghiera e lode per Colui che alle mani
    di lei mi ha affidato.

    Gorge Copway
    (canto della prateria)
     
     

    Fra gli Artisti contemporanei di rilievo, che maggiormente hanno confermato con il loro impegno, i grandi valori ideali delle Belle Arti, molto ci aggrada soffermarci su Nabil Al-Zein, talento naturale dell’espressione pittorica del nuovo millennio, capace di esorcizzare il linguaggio universale della libertà.

    La raffinatissima educazione culturale, il cosmopolitismo dell’anima, l’ancestrale spirito di condivisione con il mondo esterno e soprattutto la continua ed incessante ricerca intellettiva, hanno condotto il Maestro siriano, a percorrere l’itinerario della consapevolezza esistenziale al cospetto con l’infinito.

    Sin dai remoti periodi del figurativo ad oggi, Nabil si è sempre misurato con se stesso, in un’audace sfida rivolta alla sintesi estetica, deputata a calibrare ogni esperimento iconografico.

    Analizzando i capolavori di più recente datazione, appare comunque evidente un’avvenuta maturazione interiore, assunta attraverso frequentazioni espressive di ampio livello, che hanno coinvolto vasti scenari della conoscenza (storia, filosofia, etica, letteratura, scienze, religioni, folclore).

    Discorrendo a viso aperto di Nabil Al-Zein, accenneremo dunque ad un’iperbole cosmica, in cui confluiscono l’antica sapienza orientale, le avanguardie occidentali, i riflussi mitteleuropei e soprattutto un’acuta istanza interiore rivolta a decifrare l’arcano destino dell’uomo, inscritto a caratteri di fuoco nei meandri del tempo.

    Perché in ogni traccia cromatica, in ogni rimando simbolistico formale, nella trasparenza metafisica del tratteggio micro/macro/fantastico, si riconosce l’affascinante sinfonia della vita, con Angeli e demoni in eterno conflitto, laddove l’Artista intesse i propri madrigali, laddove sussiste un’appartenenza segreta dedicata alla potenzialità gestuale.

    Così ogni assunto, superando la significazione puramente visiva, lascia esplodere equazioni di luci e di ombre, di sussurri e di grida, presagi di vita e di morte, in cui il limite umano si arresta, in attesa di nuovi presagi: magia, preveggenza, tormento ed estasi in un univoco vessillo ancestrale.

    La fiaba onirica lancia possibilità esistenziali che ci riconducono alle origini, per riattivare la nostra identità perduta fra il nichilismo della globalizzazione delle menti.

    Per l’Artista invitto, rimane un’ultima spiaggia: operare con umiltà ed autorevolezza, alla luce del sole, nella più assoluta onestà intellettuale, in coerenza con il proprio pensiero.

    Il futuro potrà concedere il periodo nell’immortalità o decretare l’estrema condanna della cancellazione nel limbo del nulla.

    Aldo Albani
     

  • Per Nabil l'arte è pura gestualità in un mondo dove i confini tra figurativo e astratto si amalgamano, per dar vita ai sentimenti; un racconto emotivo tutto personale in cui l'anima si scatena sulla tela in una disgregazione di forme e di colori. Nabil segue solo una linea: il suo istinto emotivo. È in un'astrazione della realtà che egli spicca il volo in un immaginario creativo, e in un eclettismo pittorico che egli riesce a trasmettere gli impulsi e le tensioni di un artista. (Giovanna Navetta, agosto 2006).
  • Il segno incontra il pensiero e si imprime sulla tela attraverso la forma. Il senso dell’infinito sorprende l’osservatore in un labirinto di sensazioni silenziose. (Elena Gavazzi, 2006)
  • Sono richiami di cose segrete, sono metafore senza parole, sono un modo di creare un particolare vocabolario cromatico, confessioni di radice effettivamente ‘romantica’ in cui affiorano emozioni e sensazioni in un mondo fatto di silenzi parlanti e talvolta vi affiorano velate note nostalgiche e malinconiche (Antonio Malmo – Critico esperto d’arte moderna, corrispondente de “Il Pungolo” e dell’associazione storica Del Medio Volturno di Piedimonte Matese, luglio 2006).
  • Un'opera che non a caso si apre e si 'legge' a libro, in cui si racconta in esso, tramite i colori e le velate suggestioni cromatiche, le speranze (verde) di un'utopia possibile, contrapposta alle annose incomprensioni che sovente sfociano in fatti di sangue (rosso). (Commissione del premio "Il Cavalletto”, luglio 2006).
  • Nell’arte di Nabil si avverte una libera e ribelle sensibilità pittorica (Alfredo Barbagallo, aprile 2006).
  • Il quadro fa vivere una notevole suggestione, per l'armonia che raggiunge, nella fusione di una sostanza pittorica, di impronta informale, nell'affiorare dei tratti di un volto femminile (Commissione del premio “Donna chi sei”, marzo 2006).
  • Spontaneità ed entusiasmo sono i suoi maestri ispiratori, che trovano nel Nabil un allievo predisposto ad una felice scomposizione analitica dei soggetti per arrivare ad una interpretazione sincera, aderente ai principi di un cromatismo equilibrato ed armonioso secondo l’innata vocazione del giusto dosaggio delle tinte e dei toni (Aldo Biondi - presidente associazione “Vivere l’arte”, gennaio 2006).
  • Le sue opere sono espressioni immediata del talento, parlano di una musica, o se vogliamo, di una bellezza senza nome, perché non fa riferimento ad  alcuna immagine raccontabile (Prof. Elio Succi - direttore “Praxis artistica”);
  • Ai confini delle più antiche memorie, laddove, cavalieri alati e farfalle turchine ricamano arcobaleni di luce e di colore, esiste una radiosa realtà spirituale, infinitamente dolce: la fantasia! (Aldo Albani)
  • Istintivo, padrone del colore e dell’equilibrio delle masse, Nabil Al-Zein è un astrattista puro che, comunque, non perde di vista la realtà e appunta sulle tele brevi reminescenze in precario equilibrio tra informale, gestuale e concettuale. Non è per caso che il Comune di Recanati abbia chiesto di esporre per una settimana ancora (Resto del Carlino, 6.11.2005).
  • L’opera composita sfiora la vertigine e i rapporti tra colori e segni interagiscono ad un punto tale da diventare un intreccio inestricabile, evidenziano la liberazione di forze dinamiche che si diramano sulla tela come momenti di riflessione  in rappresentazione del proprio vigore e di un fermo impegno contro forme d’ordine che appiattiscono ed impediscono una reale ottica (Commissione del premio “Falconarti 2005”, ottobre 2005);
  • Irruente, dominato dall’istinto mentre armonizza macchie contrastanti, toni caldi e freddi, masse diverse in composizione astratte dominate dall’equilibrio (Fernando Pallocchini – critico, giornalista de “Il resto del Carlino”, direttore de “La rucola” – marzo 2005);
  • Il coraggio di esprimere il colore interiore, incurante di qualsiasi tipo di condizionamento sia tecnico che economico, optando solo per la ricerca e l’originalità. Ha la capacità di far vibrare il colore, vibrazioni che gli vengono dall’inconscio, meglio sarebbe dire che “le vede” in quei piani più sottili astrali, dove l’individuo dotato si reca a piacimento mentre la persona normale vi si ritrova sempre durante il sonno (Giorgio Rapanelli, marzo 2005).

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